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Lo strano parallelo tra Radio Vaticana e anidride carbonica

Di LC, 04 Ago 2016 - 22:09 (Ultima modifica: 10 Ago 2016)

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In una intervista a "Prima Comunicazione" (agosto 2016) Mons. D. E. Viganò, prefetto delle Comunicazioni vaticane, descrive più ampiamente che in precedenti occasioni il futuro della Radio Vaticana sulla cui situazione attuale riferisce interessanti dati. Sorprendente però lo stranissimo riferimento a ipotetiche emissioni di anidride carbonica prodotte da FM e onde corte. CO2 da emissioni radio? Che significa? Italradio ne ha discusso con i suoi esperti.
Dopo aver spiegato il ruolo e l'impegno economico della Santa Sede per la radio e la sua utilità, soprattutto nei posti più lontani e bisognosi di comunicazione con le 39 lingue utilizzate in ogni parte del mondo, Mons. Viganò rileva che per servire le chiese locali "oggi esistono dei satelliti che sono decisamente più economici rispetto all'utilizzo delle onde corte. E poi non possiamo chiamarci fuori causa rispetto al magistero del Santo Padre".
E' qui che il giornalista Daniele Scalise chiede a cosa si riferisca. Risponde Mons. Viganò: "penso per esempio alle emissioni di anidride carbonica che la FM e le onde corte producono" e prosegue citando l'enciclica ambientale di Papa Francesco "Laudato si'" per "ripensare la tecnologia".
Sulla questione dell'anidride carbonica da FM e onde corte, abbiamo sentito il Prof. Filippo Giannetti, associato di Telecomunicazioni all'Università di Pisa e membro del Comitato Scientifico di Italradio: "Sarebbe interessante chiedere a Mons. Viganò su quali fonti tecniche si è basato per fare una simile affermazione" - dice il prof. Giannetti - per il quale forse Mons. Viganò ha voluto sostenere "che le trasmissioni radio analogiche sono meno efficienti dal punto di vista energetico rispetto alla diffusione via internet e quindi comportano una maggiore immissione di CO2 in atmosfera conseguente alla generazione dell'energia elettrica in eccesso. Non è così. Dietro le apparentemente pulite tecnologie digitali ci sono milioni di apparati di rete (server, router, terminali di utente), tutta l'infrastruttura della rete per l'accesso mobile (stazioni radio base) e tutta l'architettura della gigantesca rete in fibra ottica che avvolge il nostro pianeta con i relativi apparati fotonici (trasmettitori laser, amplificatori, ripetitori rigenerativi, ricevitori ed interfacce varie). Ogni apparato consuma energia elettrica per funzionare, ne ha consumata molta anche per essere costruito e ne richiederà ancora per essere correttamente smaltito una volta giunto al termine del proprio ciclo operativo".

E in effetti - scrivevano nel 2013 sulla rivista Tech-i, la rivista dell’Unione Europea di Radiodiffusione, Niels Dreijer e Jens Christian Seeberg - le onde medie sono economicamente competitive rispetto all’FM e al DAB. Per coprire una superficie di 300 km di raggio basta infatti un solo trasmettitore in onda media contro 16 in FM e 64 in DAB.

Conclude il dott. Paolo Morandotti, coordinatore scientifico di Italradio: "le apodittiche dichiarazioni di mons. Viganò, che già aveva parlato della comunicazione vaticana come di un motore che genera calore invece che energia (sic) lasciano davvero perplessi. Qualora si riferisse all'inquinamento dovuto alla produzione di energia necessaria alle trasmissioni sarebbe interessante calcolare quanta energia si potrebbe produrre coprendo Santa Maria di Galeria di pannelli solari, tra un'antenna e l'altra".
E sul risparmio energetico, già nel 2013, Santa Maria di Galeria si era portata all'avanguardia con importanti lavori di miglioramento dell'efficienza degli impianti.

L'interessante intervista a Mons. Viganò è pubblicata da Prima Comunicazione, come articolo di copertina, nel numero 474 di agosto 2016 della rivista, attualmente in edicola.
1174 letture, Stampa [P] | PDF PDF



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Commenti

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  1. Anidride carbonica?
    Direi che le affermazioni di Mons. Viganò siano dei "relata refero" riguardanti malintese informazioni avute da qualche "consulente" o vaghi ricordi di malcomprese nozioni dei tempi del liceo.
    Probabilmente, l'intervistato si riferiva in qualche modo all'energia elettrica necessaria ai trasmettitori, che essendo prodotta prevalentemente (ma questo non è colpa delle Onde Corte) con combustibili fossili, introduce CO2 nell'atmosfera.
    Come è stato giustamente ricordato, da molti anni ripetiamo che i bilanci energetici dei diversi sistemi di diffusione andrebbero analizzati più attentamente, computando correttamente tutti i fabbisogni e non solo quelli apparenti. Si scoprirebbe, magari con sorpresa, che l'uso del web come mezzo di diffusione radiofonico è il meno efficiente di tutti, oltre che il più improprio.
    Ma se il responsabile della comunicazione vaticana è arrivato a fare affermazioni come quelle che abbiamo letto, allora direi che la battaglia è persa e tanto vale deporre armi e argomenti. Posso ammettere che il satellite possa essere competitivo in termini di fabbisogno energetico, ma per ricevere la radio via satellite serve un minimo di impianto, con parabola, ricevitore, ecc. Può andar bene come installazione fissa in casa, ma in mobilità o nei campi è già più complicato. Si parlava poi di Cristiani in terre difficili, in condizioni economiche e sociali precarie, ai quali pare paradossale proporre soluzioni costose e complesse per seguire il Rosario della sera o la Messa del Papa.
    Ma tutto questo, ripeto, se non è già presente nella testa di chi ha la responsabilità della diffusione del Messaggio di Cristo nel mondo, noi non ce lo metteremo mai.
    Troveremo il Papa su Twitter, su Facebook o su chissà quante altre curiose piattaforme per nerd di ogni dove ma non lo troveremo più laddove vivono coloro che della voce del Papa hanno maggiormente bisogno. Specialmente oggi.
  2. I conti della serva: la radio costa e consuma meno!
    Anche se non convinceremo mai Mons. Viganò, dato che evidentemente gli mancano le basi scientifiche e tecniche necessarie, possiamo provare a fare un conticino semplice semplice:
    Ipotizziamo 1.000 ascoltatori, giusto per fissare un termine unico di paragone, dato che nella Radio tradizionale gli ascoltatori possono uno, nessuno o centomila senza che cambi una virgola per il trasmettitore, mentre un server per 1.000 utenti è una cosa, uno per 10.000 utenti è un'altra.
    Con un trasmettitore che consuma 5 kW ed un'antenna a regola d'arte si possono servire agevolmente i suddetti 1.000 ascoltatori, ovunque essi si trovino nel bacino di utenza dell'antenna. Ogni ascoltatore dispone di una radio o radiolina il cui consumo si può valutare (stimando molto per eccesso) in 1 W. Pertanto, 5 kW + 1 kW = 6 kW di consumo totale, pari a due utenze domestiche.
    Gli stessi 1.000 ascoltatori, per ascoltare uno streaming a casa devono disporre almeno di un router, il cui consumo elettrico, ottimisticamente parlando, è di almeno 20 o 30 W.
    Anche tralasciando i milioni di apparati comunque necessari e giustamente citati dal Prof. Giannetti, mi pare che il conto parli da solo: 20 - 30 kW contro 6, ma il conto giusto porterebbe ad almeno 100 - 150 kW per 1.000 ascoltatori via web.
    Il caso dell'ascolto in mobilità non mi pare nemmeno il caso di citarlo, dato che usare lo smartphone come radio-web significa finire la batteria in meno di due ore e rendere quindi inservibile lo strumento (che peraltro sarebbe un telefono...) già a metà mattina.
    Saranno coscienti i nuovi dirigenti delle comunicazioni vaticane che con questa recente tendenza nel giro di una generazione, soprattutto in buona parte di Africa e Asia nemmeno più si ricorderanno che esiste la Radio Vaticana?
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