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Radio Vaticana: "nessuna rilevanza" per le onde corte. E poi?

Di LC, 14 Ott 2016 - 14:18 (Ultima modifica: 16 Ott 2016)

Rassegna stampa

Il nuovo intervento del responsabile delle comunicazioni vaticane fa tremare: “le onde corte a oggi, da studi fatti, non hanno per noi nessuna rilevanza in termini di trasmissione del messaggio. Oramai la rete è arrivata ovunque". Così mons. Viganò al convegno del Copercom sulla comunicazione di Papa Francesco. Ormai quasi quotidiane le giustificazioni sul progetto sui media vaticani. Il commento di Italradio.
Il prefetto alle comunicazioni, già lo scorso martedì all'assemblea della Comunità radiotelevisiva italofona aveva detto che la "RV a Roma in FM è poco più di una radio cittadina, poi c'è il DAB e quel che rimane delle onde corte" di fatto superando quanto ricordato dal direttore di Radio 3 Sinibaldi ceh moderava il dibattito, che aveva invece sottolineato le qualità internazionali della Radio
Vaticana. Solo due giorni dopo, Mons. D.E. Viganò afferma che “i media tradizionalmente intesi hanno sviluppato loro app ma questo cannibalizza l’utente digitale. Radio Vaticana sono tanti portali e quindi non aggregano i navigatori, perciò bisogna ripensare secondo una nuova logica”. Per il prefetto vaticano “le onde corte hanno dato un grandissimo servizio al momento della Guerra fredda ma oggi l’unico aspetto positivo è che ci fanno arrivare in Cina, anche se non direttamente ma attraverso Radio Veritas di Manila, che ha però deciso di dismettere le onde corte nel 2019”. Dunque, “le onde corte a oggi, da studi fatti, non hanno per noi nessuna rilevanza in termini di trasmissione del messaggio. Oramai la rete è arrivata ovunque”. “Ci sono solo difficoltà in alcuni luoghi dell’Africa, ma – ha anticipato monsignor Viganò – stiamo concludendo un accordo con Facebook grazie al quale in 44 Paesi potranno ricevere in maniera semplice il messaggio del Papa. Hanno tutti il cellulare in Africa, anche con una bassa capacità di banda. Metteremo il messaggio del Papa su questa applicazione”.
Così nel resoconto pubblicato:
- dal "Faro di Roma" http://www.farodiroma.it/2016/10/13/presto-accordo-3-0-tra-vaticano-e-facebook-per-lafrica-vigano-riforma-dei-media-iniziata-20-anni-fa-non-oggi/
- dall'Agenzia SIR che sottolinea il ricorso al podcast: http://agensir.it/quotidiano/2016/10/13/media-vaticani-mons-vigano-santa-sede-previsti-podcast-da-scaricare/
- dal quotidiano "Italia Oggi" (14 ottobre 2016, pag. 23) che in un articolo di Antonino D'Anna ricorda che che verrà detto "basta con le trasmissioni in onde medie e corte dal centro di Santa Maria di Galeria (Rm): sì invece ai contenuti digitali trasmessi a mezzo Facebook (accordi in corso) in 44 paesi, specie per l'Africa dove ormai "tutti hanno i telefonini".

I continui interventi di Mons. Viganò sembrano ricercare una giustificazione per la trasformazione della Radio Vaticana in una cosa diversa da una radio, per noi ancora tutta da decifrare, anche perché mancano, per quanto ne sappiamo, interventi di altre personalità delle comunicazioni vaticane.
I riferimenti agli "studi fatti" (di cui attendiamo un'indicazione esatta) sull'irrilevanza delle onde corte non trovano infatti conferma in quelli di Paesi quali la Gran Bretagna (nel recente "National Security Strategy and Strategic Defence and Security Review 2015") né nell'utilizzo (cfr. www.hfcc.org) per oltre 12 ore al giorno dell'impianto di Santa Maria di Galeria da parte dell'IBB (ufficio indipendente sostenuto dal governo USA per la radiodiffusione internazionale) e per ulteriori tempi da altre trasmittenti tra cui Radio Giappone.

Non ci resta che esprimere sconcerto per dichiarazioni apodittiche che paiono confondere i ruoli dei diversi media sia da un punto di vista tecnico che da quello contenutistico ma soprattutto dimenticano gli ascoltatori e quanti, in 120 anni di storia, hanno realizzato nella radiofonia un mezzo di comunicazione libero, in cui chi ascolta resta anonimo e chi parla non si affida ad altro che alla potenza del proprio messaggio diffuso da antenne saldamente nelle sue mani.
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Commenti

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  1. Onde corte e disattenzione verso gli ascoltatori
    Ci risiamo: si rende inutilizzabile un servizio poi si dice che nessuno lo usa più e si toglie quel poco che resta. Non si rende conto Mons. Viganò che gli ascoltatori della Radio Vaticana che sono fuori Roma sono gran parte della forza dell'emittente? Perché offenderne l'attaccamento alla radio del Papa? E perché farlo in nome dello stesso Papa Francesco?
    I dati oggettivi che dovrebbero indurlo almeno a una revisione critica delle sue affermazioni non mancano: perché mai mons. Viganò non vuole sentire?
  2. Da un servizio gratuito a uno a pagamento?
    Qui sulle Alpi il Natel con accesso internet illimitato si paga minimo 59 franchi al mese:
    https://www.swisscom.ch/it/clienti-privati/mobile/tariffe-abbonamenti.html
    In Nigeria costa meno ma guarda come tariffano:
    http://etisalat.com.ng/easyblaze-data-services/data-plans/#internet-bundles
    Lo sanno a Roma?
  3. Radio Vaticana: Onde corte?? Che volgarità!
    A Palermo, tradotto in italiano, si direbbe che Mons. Viganò "metta le mani avanti per non cadere indietro".
    Concordo con la vostra osservazione: mons. Viganò sembra alla ricerca dell'alibi che giustificherà la trasformazione della Radio Vaticana nella nuova entità che poco avrà da spartire con la radio che fu.
    Le affermazioni del prelato sono scollegate dalla realtà: si riferisce al DAB come se parlasse di una tecnologia affermata e diffusa mentre sappiamo che, al momento in italia, è in fase sperimentale, alla portata di pochi utenti e con prospettive di sviluppo tutte da verificare.
    La non considerazione delle onde corte, sminuite in modo sprezzante, pretenderebbe che per mera coerenza venisse disattivato realmente il centro di Santa Maria di Galeria mentre invece sappiamo bene che i trasmettitori, dopo lo stop alle trasmissioni vaticane, continuano a funzionare molte ore al giorno come relay per la diffusione di programmi di emittenti straniere i cui contenuti sono meno inquinanti e più redditizi.
    La pianificazione dell'uso dei social network e delle app per smartphone nelle aree depresse di Africa e Asia sembra una boutade: nel centro della giungla, in una zona di guerra o in un'area sperduta un apparecchio radio a pile permette di ascoltare segnali lontani mentre un tablet o uno smartphone, senza energia elettrica o connessione, sono solo muti pezzi di plastica.
    Una sola affermazione del prelato sintetizza la situazione effettiva in cui versa la Radio Vaticana, un tempo emittente internazionale facilmente ricevibile in ogni continente e ormai prossima a un ingiustificato e ingiusto suicidio impostole dall'alto: "...è poco più di una radio cittadina".
  4. Onde Corte: il Vaticano su WEB
    Vorrei proprio vedere se mons. Viganò ha proprio ragione. Del resto oggi è in corso un coatto passaggio alla nuova tecnologia internet che comunque rimane sempre censurabile a discapito di utilizzo di mezzi semplici come le onde corte. Ciò, secondo il mio modesto parere, è voluto dalle lobby del digitale che per prendere il totale dominio devono distruggere il " vecchio sistema ". Ovviamente mi astengo da commenti circa la missione della Chiesa di garantire la propria parola agli indigenti ed emarginati che difficilmente potranno permesso alle nuove tecnologie non potranno udire il messaggio del papa e ciò aumenterà la distanza tra loro e il messaggio di carità cristiana che il mons. Viganò vorrebbe colmare. Gli ascoltatori in onde corte non si possono censire e quindi non è possibile conoscerne il numero, però prtrebbe palesarsi una brutta sorpresa nello scoprire che magari i seguaci sul WEB potrebbero essere molto pochi, a meno che di non manipolare i dati.
  5. Penetrazione di internet in Africa e in aree di crisi: ci vuole la radio
    Sono andato a verificare la penetrazione di internet nei vari paesi del mondo ed ho trovato questo sito http://www.internetlivestats.com/internet-users-by-country/
    le cui fonti sembrano attendibili:
    Source: Internet Live Stats (www.InternetLiveStats.com)
    Elaboration of data by International
    Telecommunication Union (ITU), United Nations
    Population Division, Internet & Mobile
    Association of India (IAMAI), World Bank.
    Tanto per fare qualche esempio di penetrazione in paesi africani o in aree di crisi
    Country Penetration (% of Pop)
    Angola 23 %
    Côte d'Ivoire 22 %
    Iraq 13 %
    DR Congo 3.9 %
    Afghanistan 6.8 %
    Madagascar 4.3 %
    Quasi un miliardo di persone in Africa NON ha accesso ad Internet!
    Popolazione totale Africa: 1,214,984,138
    Popolazione non raggiunta da Internet: 930,805,874
    % popolazione non raggiunta da Internet: 76.6%
    Inoltre, già che siamo a dare i numeri, possiamo osservare che, ipotizzando che il tasso di crescita annuo medio del continente africano sia del 2.32% (valore medio di tutti gli stati
    africani), per portare la connessione Internet a tutta la popolazione ci vorranno 64 anni.
    La lontanza da questi dati delle considerazioni di mons. Viganò appare evidente.
    Per non parlare della mancanza di "neutralità della rete", dei costi di connessione, della mancanza dell'anonimato ecc.
  6. Irrilevanza delle onde corte e... delle poste?
    Se il nuovo centro di produzione convergente dei media vaticani potrà raggiungere tutto il mondo senza ostacoli in rete, perché non aboliscono anche le Poste Vaticane e i relativi francobolli? Tanto si può fare tutto sulla rete.
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