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60 anni fa la Rivoluzione Ungherese. Il ruolo della radio

Di LC, 22 Ott 2016 - 14:35 (Ultima modifica: 23 Ott 2016)

Immagine 0 per 60 anni fa la Rivoluzione Ungherese. Il ruolo della radio
Il 23 ottobre 1956, 60 anni fa, il popolo ungherese insorgeva contro il regime comunista imposto dalla logica di Yalta, quella stessa che avrebbe prevalso, con le armi sovietiche, 13 giorni dopo. La radio vi ebbe un ruolo non secondario. Finché parlò ci fu speranza poi il suo silenzio fu silenzio di morte, come scrisse Indro Montanelli. La stagione italiana della radio ungherese. Una commemorazione a Roma.
"GIANNI. Be', questa radio...? ANDREA. Silenzio di morte."
Così riassume la fine della rivoluzione Indro Montanelli in "I sogni muoiono all'alba", il lavoro teatrale che attraverso un gruppo di giornalisti italiani racconta la rivoluzione. Anche loro hanno una radio.
"ANDREA. Apriamo la radio. GIANNI. Anche se parla, in questa lingua ostrogota, che si capisce? ANDREA. Si capisce che parla, e cioè che succede qualche cosa di grave. Perché a quest'ora dovrebbe tacere."
La rivoluzione ebbe inizio il 23 ottobre 1956 quando si celebrò una manifestazione a sostegno degli studenti della città polacca di Poznań, una cui manifestazione era stata violentemente repressa dal governo. Il corteo si trasformò in una vera rivolta contro la dittatura di Mátyás Rákosi e l'occupazione sovietica. In pochi giorni la rivoluzione si estese ovunque fino alla liberazione del cardinale Midszenty e alla nomina a primo ministro di Imre Nagy.
I carri armati sovietici, la logica di Yalta, la folle impresa franco-britannica di Suez impedirono alla rivoluzione, alimentata anche dalle speranze diffuse dalle radio liberate in Patria e da quelle occidentali, di condurre il Paese alla vera libertà, che arriverà solo 33 anni dopo.
Di quella esperienza radiofonica ha scritto Giovanni Morandi (QN, 11 ottobre 2016) che quasi al minuto riporta le voci delle radio dell'ultima giornata della rivoluzione: il 4 novembre "alle 3,16 la stessa emittente trasmetteva segnali Morse e un'unica frase comprensibile: non consegnate le armi!".
Fu l'ultima trasmissione.
Il grigiore della dittatura riportò al microfono le trasmissioni di proganda verso l'estero che, dopo il 1989, subirono forti cambiamenti e limitazioni. L'italiano scomparve in particolare nel 1991 ma - dopo dieci anni di silenzio, interrotto solo dalle trasmissioni speciali del 1997 e del 1999 organizzate con il contributo di Italradio - Radio Budapest riprese il 31 marzo 2002 le trasmissioni quotidiane in italiano, francese e spagnolo.
Per 5 anni, fino al 30 giugno 2007, la radio ungherese svolse, anche con l'aiuto di Italradio, un ruolo fondamentale nella ripresa delle relazioni libere in Europa. Sarebbe utile anche oggi che l'ideale europeo sembra essere sopravanzato dalla combinazione di autoreferenzialità di alcuni Stati e burocratismo comunitario. Di quella stagione, che coincise col 50° della rivoluzione, resta lo stile di un popolo che seppe liberarsi da sé destando l'ammirazione di tutto il mondo.
Il 24 ottobre alle 17 a Roma, via De' Cestari, si terrà la tradizionale incoronazione della lapide nell'ex collegio degli studenti ungheresi profughi in Italia, alla presenza dell'ambasciatore d'Ungheria Peter Paczolay. Tanti di loro si sono inseriti nella società italiana, formando qui le loro famiglie e contribuendo ai profondi legami che il nostro Paese mantiene con l'Ungheria a cominciare dai colori della bandiera.
Nella foto d'archivio la sede della radio in via Brody Sandor a Budapest con lo striscione "szabad" (libera) accanto al nome. La radio, ancor oggi, è nello stesso edificio.
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  1. Una canzone di protesta italiana alla tv ungherese
    La tv ungherese "Duna" ha trasmesso (23 ottobre 2016, ore 21) un breve documentario sulla canzone italiana Avanti ragazzi di Buda (in ungherese: Előre budai srácok!) scritta da Pier Francesco Pingitore dieci anni dopo la Rivoluzione ungherese. Una canzone di protesta divenuta nota nella destra giovanile, specialmente a Roma, dove i documentaristi della tv ungherese ne hanno seguito la memoria tra chi l'ha scritta, cantata fino allo stadio dov'è intonata dai tifosi della Lazio.
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