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Radio TV Capodistria: continuano gli attacchi e le risposte

Di LC, 14 Feb 2017 - 22:41 (Ultima modifica: 19 Feb 2017)

Rassegna stampa

A margine di una riunione svoltasi il 14 febbraio del Comitato dei programmi della RTV Slovenia, il consigliere Mitja Rotovnik, intervistato da TV Capodistria, ha affermato che i programmi italiani sono "poco visti" e "si allargano troppo, uno stato nello stato". Dichiarazioni preoccupanti e che trovano nella Comunità italiana una netta opposizione. Un commento di Italradio.
Mentre il Comitato dei programmi, che si riunirà di nuovo il 20 febbraio per proseguire la discussione del piano di produzione 2018, chiedeva alle redazioni minoritarie di preparare un'offerta (televisiva) di quanto può essere trasmesso in tutta la Slovenia con sottotitoli in sloveno, il consigliere della RTV Mitja Rotovnik, che da tempo sta allarmando il settore delle trasmissioni minoritarie con dichiarazioni sorprendenti in un contesto europeo, ha colto l'occasione per criticare "riprese di spettacoli teatrali a Fiume" da parte di TV Capodistria arrivando a sostenere che "lo paghino i croati" questo servizio, insistendo che i programmi italiani sono "poco visti" e che "si allargano troppo, uno stato nello stato".
Sempre il telegiornale di TV Capodistria ha raccolto l'opinione del presidente dell'esecutivo dell'Unione Italiana (associazione degli italiani di oltreadriatico) Maurizio Tremul che ha individuato nella minaccia ai programmi minoritari una "strategia per consolidare nell'opinione pubblica" l'idea che i programmi minoritari "devono essere compressi e ridotti" e riaffermato la reazione della componente italiana con dati alla mano e chiari riferimenti ai diritti costituzionali e ai trattati internazionali.
Un commento di Italradio: si consuma un'altra puntata della vicenda della RTV pubblica slovena e del suo futuro nel quale taluni non vogliono vi sia più posto per le lingue minoritarie. Accade mentre faticosamente l'Europa tenta di tenere aperti i propri confini interni, quelli che, grazie alla adozione delle norme di Schengen, hanno dato dopo secoli di divisioni e di effimere unificazioni un unico spazio culturale e sociale agli italofoni, dal Gottardo al Mar Nero, in pace con tutti i popoli dei quali, in prospettiva europea, nessuno è maggioranza. Sorprenderà qualcuno ma in Europa siamo tutti minoranze. Noi di lingua italiana (su 510 milioni di abitanti dell'Unione Europea + la Svizzera) valiamo per il 12%. I germanofoni, che sono i più numerosi, non arrivano al 20%. Chi parla sloveno si ferma allo 0,40%. Nessuno però ha preteso di contare quanti parlassero l'una o l'altra lingua, tutte infatti
alla pari delle altre lingue ufficiali dell'Unione Europea, che sono 24: hashtag #Reciprocità.
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