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La Chiesa africana chiede le onde corte della RV

Di PMo, 10 Mar 2017 - 12:56 (Ultima modifica: 21 Mar 2017)

Rassegna stampa

Il Comitato Permanente del Secam/Sceam (Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar) ha chiesto alla Radio Vaticana di mantenere le trasmissioni su onde corte verso l'Africa, perché internet non riesce a coprire le regioni più povere. Ne ha dato notizia un articolo del quotidiano l'Avvenire a firma di Giampiero Bernardini.
Con una lettera alla Radio Vaticana, il Secam/Sceam fa una formale richiesta di ristabilire il servizio in onde corte verso l'Africa.

L'agenzia Fides pubblica un ampio resoconto della richiesta, sottolineando che Nella lettera, pubblicata nel corso della riunione dell’organo di rappresentanza dei Vescovi africani in corso ad Accra, si esprime “la preoccupazione per la recente chiusura dei servizi ad onde corte della radio, che garantiva a milioni di africani l’opportunità di sentire il Santo Padre e di condividere gli interessi e la missione della Chiesa”... “ Mentre riconosciamo che i servizi di Radio Vaticana possono essere ricevuti tramite Internet, il fatto è che molti africani semplicemente non hanno i mezzi o le tecnologie per godere di tali servizi”.

Nel suo reportage da Accra, la Fides mette in luce che il Comitato Permanente del SECAM ha espresso profondo riconoscimento e apprezzamento per il ruolo giocato da Radio Vaticana in diversi decenni per l’evangelizzazione dell’Africa e per il compito della catechesi e dello sviluppo spirituale del continente africano... La Radio Vaticana è sempre stata una fonte affidabile di notizie sulla Chiesa universale e un canale rapido per condividere notizie sull’Africa con il resto del mondo”.

Sposando le tesi più volte espresse da Italradio negli ultimi anni, l'articolo dell'Avvenire osserva che Ancora oggi internet o la radio digitale non arrivano in tutto il mondo e anche dove arrivano ancora i costi sono troppo elevati per i poveri e le infrastrutture non sempre sono adeguate. Ma il punto critico è un altro: le radio locali (FM o DAB), così come internet sono controllabili e censurabili dai governi. Questo vale anche per i social network. Non solo, i regimi possono anche scoprire chi usa internet per visitare siti non graditi, così gli oppositori o i cristiani in certi Paesi possono subito essere identificati. Ad esempio per i cristiani che vivono in certi Paesi la radio a onde corte rappresenta l'unico modo per sfuggire alle censure e ai controlli. Inoltre, questo vale in particolare per le popolazioni povere in aree disagiate, una radiolina costa ormai molto poco.

Italradio sottolinea che quanto affermato dalla Chiesa africana non fa che confermare i dubbi espressi dal Comitato, anche recentemente, circa la reale fondatezza ed efficacia dei progetti di abbandono delle onde corte da parte della Radio Vaticana e delle altre emittenti internazionali. La chiusura delle onde corte non può che portare alla creazione di nuove, inaccettabili barriere culturali e informative che aumenteranno gli squilibri sociali in vaste aree del mondo che proprio la radio ha efficacemente combattuto.
Italradio si augura che, per quanto i problemi economici siano reali, dalla Santa Sede si possa dare una risposta positiva all'appello della Chiesa africana.
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Commenti

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  1. L'Africa Cristiana
    Penso che per comprendere che molte località africane siano sguarnite dalla rete internet e che uno smart-phone oltre a essere inutile e costoso non sarebbe stato necessario che il SECAM/SCEAM dovesse intervenire per spiegare l'utilità delle onde corte. I cristiani d'Africa spesso vivono nel terrore di moti anticristani che purtroppo portano ai fatti di cronaca noti. Inoltre, se i governi ostili ai cristiani censurassero internet, la voce del Vaticano non potrebbe raggiungerli per una parola di conforto neanche con l'internet di Zuckerberg. Certo, non tutti hanno bisogno delle onde corte ma questi popoli, per le loro vicissitudini, hanno bisogno di un sistema di informazione semplice, economico e non censurabile. Carità cristiana è anche sostenere i fedeli e credenti non al passo dei tempi internettiani. Per risparmiare un po' di energia elettrica si rischia di perdere quello che serve veramente: l' universalità della chiesa verso tutti i popoli.
  2. Restart vs Restoration
    Mi segnalano che nel suo messaggio scritto alla DXLD il giornalista Giampiero Bernardini ha parlato di richiesta di "restart" (riavvio), invece che di "restoration" (reintegrazione) come appare chiaramente anche dal link presente in questo articolo. Da questo veniale refuso, è scaturito un certo numero di commenti, che vorrebbero talvolta essere spiritosi, circa i vescovi che non ascolterebbero la radio e la stampa che inventa la chiusura delle onde corte.
    I vescovi invece dicono esattamente il vero: le trasmissioni vanno reintegrate e non ulteriormente ridotte rispetto al poco cui sono oggi. E certamente ascoltano la radio ma soprattutto condividono i disagi dei loro fedeli. Altri, invece, sembrerebbero non leggere nemmeno le cose che commentano.
  3. Restare vs restoration
    Se si riferisce al mio commento Le voglio segnalare che sicuramente l'articolo del giornalista Giampiero Bernardini contiene dei refusi che hanno fatti pensare a una abolizione delle onde corte vaticane. Del resto comunicati ufficiali del Vaticano non lasciano dubbi sul futuro delle onde corte. Penso che giunti a questo punto si debba capire se effettivente le onde corte servono ancora o la modernità comunicativa di internet é veramente efficace nel garantire un ponte di comunicazione tra i popoli cristiani. La rivoluzione delle comunicazioni vaticane, nella sua entità, fa accorgere, a posteriori, che la radio è ancora un mezzo democratico ed efficace, non alienabile. Spero sia in atto una rifessione, da parte del Vaticano, su questo evento di trasformazione tecnologica e che i vescovi affermino che il mantenimento delle onde corte sia un atto dovuto di fronte a riduzioni che non possono essere solo un tentativo di riduzione dei costi vaticani come talvolta sembra si sia voluto far comprendere.
  4. Re: Restare vs restoration
    No, mi riferivo solo agli sviluppi che si sono avuti nella lista DXLD. A quanto ho potuto capire, alcuni suoi membri hanno basato i loro commenti solo sul titolo dell'email con cui Bernardini annunciava la richiesta, usando però la parola "restart" invece di "restore". In sintesi, hanno ragionato, se hanno chiesto il "restart" i vescovi africani non sapevano che le trasmissioni fossero ancora in onda; quindi nessuno, nemmeno i vescovi, ascolta la Radio Vaticana, sottintendendo con ciò che potrebbero chiuderla senza rimpianti.
    Se avessero fatto una semplice ricerca su Internet avrebbero capito che la situazione è ben diversa, invece. Mi è sembrato giusto segnalare questo equivoco prima che si diffondesse, tutto qui.

    Ciò chiarito, però, mi sorge un altro dubbio: possibile che nelle centinaia di ore/uomo spese nelle riunioni di preparazione della riforma nessuno abbia ascoltato i destinatari del servizio? Oppure li hanno interpellati e poi hanno deciso di non tenere conto delle loro esigenze? Sembra inverosimile, pensando che monsignor Viganò ama ricordare che, giustamente, non si deve guardare al proprio ombelico. E allora come mai si è arrivati a questo punto?
  5. Radio VATICANA e le onde corte
    Un altro articolo riguardante l' evento vaticano delle onde corte è apparso sul sito FORMICHE.NET al seguente LINK:
    http://formiche.net/2017/03/21/radio-vaticana-vescovi-africa/
    Segno che qualcuno non è convinto che esse sono inutili.
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