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Cara Radio: dare voce al futuro, maratona oratoria a Roma

Di LC, 31 Ott 2017 - 22:06

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Un manifesto per la radio del futuro, questo il promesso sviluppo della maratona oratoria "Cara Radio" svoltasi il 30 ottobre a Roma, su iniziativa della giornalista della Radio Vaticana Laura De Luca e alla quale hanno preso parte numerose personalità del mondo della radio con l'obiettivo di non parlarne al passato. L'intervento di Italradio.
Della radio - ha detto l'organizzatrice - per favore non parliamone al passato. La radio è il futuro. Per questo l'iniziativa romana, ospitata dall'Istituto dei beni sonori, ha raccolto esperienze personali, che hanno raccontato la radio e recuperato il bisogno dell'ascolto e - ha sottolineato Laura De Luca - vengano ascoltati i reietti come la musica, le verità scomode e i pensieri più interni ma anche il sacro dove è necessaria sintonia, disposizione rispettosa".
Interessantissimo il ventaglio degli interventi che hanno compreso esperienze radiofoniche attuali, da Rai Radiotechete col recupero delle trasmissioni del tempo di guerra (A. Borgnino) all'archivio di Radio Radicale con migliaia di ore da 19000 sedute parlamentari, congressi e 7000 processi fino a esperienze passate, come la radio sognata da M. Lazzerini ("Non mi è mai toccato di poter interrompere con un <scusa scusa="scusa" ciotti="ciotti"> ") . Ad inserti letti da valenti attori (La Radio di Brecht o la filastrocca omonima di Rodari) si sono alternate osservazioni sul cambiamento della radio ("Radio senza hardware" - G. Gamaleri) addirittura "scomparsa" ("Priva di corpi, sparito l'apparecchio, ricompare nelle voci e ovunque arrivi c'è" - G. Nicoletti).
P. Federico Lombardi, a lungo direttore della Radio Vaticana, ha ricordato come "le onde corte erano e continuano ad essere l'unico sistema per parlare a tutto il mondo" e sottolineato l'importanza della radio plurilingue capace di raggiungere "zone sottoposte a dittature e persecuzioni, un vero servizio umanitario" come quello rivolto ai lavoratori cristiani asiatici in Arabia. P. Lombardi ha anche spiegato il senso dell'autorevolezza della radio, non ufficiale ma accettata come voce sicura, anche in ambito religioso e di promozione dell'uomo. E un'epserienza in tal senso l'ha portata p. Cosimo Alvati, salesiano, che ha raccontato quanto Radio Don Bosco (RDB) da lui fondata in Madagascar si fosse trasformata, durante un periodo difficlilissimo per quel Paese, in una "utopia di sviluppo" tanto da essere difesa dal popolo per 3 settimane in cui si temeva la violenza del regime. La presenza della radio vicino a tutti, specie ai più deboli, è il tema che il giornalista D. Busolini ha riassunto nella disposizione d'animo di "lasciare spazio agli altri e parlare poco" come un tratto tipico della radio volta ad essere utile a tutti. Ed è qualcosa che sente anche Alessandra Maria Tocci (Isoradio) che insieme con le notizie sul traffico condivide le emozioni e i viaggi degli ascoltatori, attentissimi a tutto.
Autrice di importanti programmi, Enrica Bonaccorti, ha sintetizzato per tutti un programma per la radio di sempre: "dare stimoli non sentenze" e farlo esprimendosi in un italiano corretto e senza frasi fatte.
Del suo amore per la radio e la ricerca nelle teche ha parlato Raffaele Vincenti, membro del Comitato scientifico di Italradio. E da "innamorato" della radio ha parlato anche Luigi Cobisi, segretario generale di Italradio che ha concluso il suo intervento con un invito: "Cara radio, dopo esserti adattata a tutto, torna in te: ritorna a spaziare sulle onde hertziane, riconquista le onde medie e le onde corte, raggiungici ovunque anche se non saprai mai che hai pescato proprio me, l’innamorato anonimo".</scusa>
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