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L'ascolto della radio nella Germania nazista

  • Ultimo aggiornamento di PMo del 10 Mar 2014

"L'ascoltazione delle radio straniere punita in Germania". Così, il 2 settembre 1939, il Corriere della Sera dava notizia di una decisione presa il giorno prima a Berlino; in modo molto discreto, con 14 righe collocate in fondo alla colonna di destra di pagina 2, mentre il mondo assisteva all'invasione della Polonia ed il Pontefice (lo riporta il quotidiano nella stessa pagina) manifesta la sua "impressione per l'apertura delle ostilità". Nessuno poteva pensare che, in qualche modo, queste tre notizie si sarebbero intrecciate negli anni a venire; e vale la pena, a distanza di tanti anni, di ripercorrere brevemente questo intreccio.
Dice la notizia:
"Il Consiglio ministeriale per la difesa, ieri costituito, ha emanato oggi un decreto con cui proibisce l'ascoltazione delle notizie trasmesse dalle radio straniere, dato che spesso tali notizie sono menzognere. Chi contravverrà a questa disposizione sarà punito con la pena del carcere. Chi poi sarà sorpreso a diffondere le notizie, captate dall'ascoltazione delle radio straniere, tra il popolo tedesco sarà punito, nei casi gravi, anche con la pena di morte."

Sono poche righe che, da sole, basterebbero a provocare un senso di ripulsa verso chi le ha dettate. Con involontaria ironia, un'altra notizia nella stessa pagina riporta che "La radio polacca annuncia che Lipski, ambasciatore di Polonia a Berlino, ha dichiarato al Governo del Reich che la Polonia resisterà con tutte le sue forze per difendere il suo onnore e la sua indipendenza", e in altre parti del giornale si riprendono notizie della radio di Varsavia: proprio una di quelle radio straniere che il nazismo vuole oscurare!
Il giornale non dice, però, che già da un anno la legge punisce anche con la morte chi ascolta radio estere (la legge del 7 settembre 1938); non si tratta quindi, di una misura legata al conflitto, ma ad un disegno di censura in atto da sempre nella Germania nazista.

La storia non si ferma qui. Il 28 settembre 1939 il cardinale Augusto Hlond, primate di Polonia fuggito con il governo polacco per costituire la resistenza all'estero, lanciò dalla Radio Vaticana un accorato appello contro l'invasione della sua terra. Seguì un rapporto sulle brutalità compiute dai nazisti in Polonia, che il 21 gennaio del 1940 fu trasmesso dal programma tedesco della stessa Radio Vaticana.
L'eco che ne seguì fu enorme. Il Guardian del 24 gennaio 1940 scrisse: "La Polonia torturata ha trovato un potente difensore in Roma... La trasmissione della Radio Vaticana ammonisce tutti coloro i quali hanno cara la civiltà che l'Europa corre un grave pericolo...".
Mentre trasmissioni clandestine (una proveniva da Londra) si spacciavano come Radio Vaticana, i tedeschi, naturalmente, reagirono. Ci furono pressioni diplomatiche presso la Santa Sede, , e Goebbels giurò che l'avrebbe ridotta al silenzio: "Ciò sarebbe molto opportuno, disse, giacché l'emittente vaticana è più scomoda di un'emittente comunista... dal momento che si rivolge a quaranta milioni di cattolici, i quali non ritengono un delitto ascoltarla".

Fu tutto inutile: le trasmissioni di denuncia continuarono (la Radio Vaticana fu, tra l'altro, la prima stazione radiofonica a denunciare apertamente i campi di deportazione nazisti, il 23 gennaio 1940), rese appena meno forti dalla minaccia di rappresaglia verso gli ascoltatori tedeschi, e crebbe il numero di quanti l'ascoltavano e ne trascrivevano le informazioni, non solo un Germania, ma anche nei Paesi occupati, come la Francia.
Dopo la guerra si contarono quanti furono imprigionati, e alcuni furono anche uccisi, solo per aver asocltato la Radio Vaticana. Il loro numero esatto non si saprà mai, ma alcuni di loro si conoscono. Padre Alfons Wachsmann, fucilato a Settino nel 1944; Padre Carl Lampert, già internato a Dachau; monsignor Johannes Neuhäusler; il giornalista Friedrich von Lama.

Ecco, quindi, come tre notizie separate tra loro (il divieto di "ascoltazione", l'invasione della Polonia, l'impressione del Papa) vengono ricollegate dagli eventi con uno sviluppo imprevedibile, a volte tragico, ma sempre chiarissimo. E, su tutto, si riconosce il ruolo insostituibile della radio, come mezzo per superare ogni tentativo di censura, e in grado di assicurare sempre alla voce dell'uomo di farsi sentire più forte di qualsiasi atrocità.


Bibliografia
Le notizie riportate in questo articolo sono tratte da:
Corrirere della Sera, 2 settembre 1939, edizione del pomeriggio
Fernando Bea, Mezzo Secolo della Radio del Papa, Edizioni Radio Vaticana


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