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Padre Giovanni Giorgianni, S.J. (Radio Vaticana)

2. La Radio Vaticana

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Un ringraziamento cordiale agli organizzatori di questo "Forum della Radiofonia Internazionale in lingua italiana", per averci invitati a partecipare quali rappresentanti della Radio Vaticana.

Come è stato rilevato dal dott. Luigi Cobisi, la Radio Vaticana, in qualità di radio internazionale, ha un ruolo particolare nella radiofonia. Abbiamo qui il primo microfono usato dall’inventore della Radiofonia, Guglielmo Marconi, costruttore della Radio Vaticana, che con Pio XI inaugurò il 12 febbraio 1931, quasi 70 anni fa. E’ una reliquia che ci parla di antichi eventi, di grandi ideali, vivi ancor oggi, oggi come mai ispiratori di vita e di speranze.

La Radio Vaticana non suscita interesse solo per la sua origine privilegiata, ma anche e soprattutto per la sua funzione: è strumento libero per il Magistero del Pontefice e per la diffusione del messaggio evangelico. La libertà che dona al Papa forse oggi non fa meraviglia. Se si pensa però all’epoca in cui fu installata nei Giardini Vaticani, forse si apprezza di più, vista la dittatura che allora imperava nel nostro Paese.

Qui però siamo chiamati a parlare della lingua italiana nella radiofonia e quindi alla Radio Vaticana. Sembrerebbe scontato l’uso della nostra lingua, dato che la Radio Vaticana opera a Roma. In certo senso, lo è, ma con delle osservazioni essenziali. La prima delle quali riguarda proprio le origini. Le prime trasmissioni della Radio Vaticana furono fatte in latino, a cominciare dal discorso inaugurale di Pio XI: Audite, coeli...audiat tellus verba oris mei...audite, populi longinqui! Non c’è traccia negli archivi di alcuna data in cui si sia cominciato a trasmettere in italiano, come non c’è traccia delle prime, sicure trasmissioni scientifiche, lette dagli autori in latino, dal titolo "Scientiarum nuncii radiophonici". Dei discorsi del Papa in italiano abbiamo i resoconti stampati. Tanto ci basta però per affermare che la lingua italiana si affermò, subito dopo il latino che scomparve dopo i primi due anni, e prima di qualsiasi altra lingua.

Oggi la Radio Vaticana ha 40 programmi linguistici diversi, tutti serviti da redattori di lingua madre. In tanta ricchezza di voci, la lingua italiana ha naturalmente un posto privilegiato. Abbiamo cinque redazioni diverse che producono programmi in lingua italiana, a parte la redazione centrale che fornisce a tutti i programmi un servizio di documentazione indispensabile e usa la nostra lingua come strumento comune di comunicazione interna per tutti gli stranieri.

Da sinistra: Giorgio Edrescu, Ezio Berard, Franca Salerno, Padre Giovanni Giorgianni.

Da sinistra: Giorgio Edrescu, Ezio Bérard, Franca Salerno, Padre Giovanni Giorgianni.

Le cinque redazioni sono: tre per notizie e attualità, in onda alle 8, alle 12, alle 14, alle 21 e alle 23.30; due per programmi culturali. Di questi, uno è Pagine e Fogli che presenta opere e autori della storia antica e moderna di letteratura cristiana; l’altro è Orizzonti Cristiani. Di questo programma siamo qui due rappresentanti, la signorina Franca Salerno e io, perciò posso dirvi qualcosa in più. In realtà è il programma più antico della Radio Vaticana, quello che sin dai primi anni ha sostituito il latino per qualsiasi trasmissione. Nel 1947 nacque l’IRVAT, Informazioni Radio Vaticana, che andò sempre più delineandosi sino a divenire programma autonomo di notizie con Bollettino quotidiano stampato a cominciare dal 1957, quando fu chiamato Radiogiornale. Il Programma italiano andò avanti sino al 1975 con 45’ di programma originale culturale quotidiano; dal 1976 si estese a due mezz’ore, una dedicata a cultura generale, l’altra a cultura più specificamente religiosa, A cominciare dal 1983 venne diviso in due redazioni diverse, una dedicata all’attualità, l’altra alla cultura.
Questa seconda redazione dal 1983 viene chiamata Orizzonti Cristiani, rivolge cioè lo sguardo a tutta la realtà e la interpreta secondo l’ottica propria del vangelo di Cristo. Questo significa che i nostri programmi vanno dai commenti all’attualità politica, alla presentazione di libri, alle radioscene, alla storia di miti e leggende, al teatro classico, al commento su film di particolare natura, all’ecologia; quindi alla storia della Chiesa, alla vita di santi, a commenti di teologia, all’ecumenismo e a meditazioni spirituali. Particolare importanza nella storia del nostro Programma ha avuto sempre il servizio all’insegnamento del Papa; la santa Messa domenicale trasmessa in collegamento RAI, Radio uno alle 9.30; un ciclo di 40 trasmissioni in preparazione alla Pasqua, che chiamiamo Radioquaresima.

Le reazioni dei nostri ascoltatori non sono dirette ovviamente all’italiano dei nostri programmi, ma al loro contenuto formativo. Tuttavia possiamo affermare che anche noi cerchiamo di rendere servizio alla nostra lingua, scegliendo come lettori professionisti della voce, affermati nel loro campo come attori e doppiatori, i quali oltre alla bellezza del timbro e dell’interpretazione offrono proprietà di dizione. I responsabili dei testi d’altra parte cerchiamo di usare una lingua non solo corretta, ma anche godibile.

Le reazioni che abbiamo raccolto da parte degli ascoltatori sono molte. Particolare commozione destano le parole di una donna, la quale affermava di ascoltare una particolare trasmissione in ginocchio; e un’altra, una contadina, che portava con sè nei campi la radiolina, per poter ascoltare il nostro programma all’ora fissata. Fra tutte ricordo la lettera di un’attrice, dopo la testimonianza di una giovane studentessa di medicina che aveva fatto uno stage in Africa. L’attrice non si firmava, ma diceva di essere molto nota e molto bella e di non aver guardato a compromessi morali pur di giungere al successo. Il racconto pulito e commosso di quella ragazza l’aveva sconvolta e indotta al proposito di cambiar vita. Chiedeva l’aiuto delle nostre preghiere.

Penso di non aver ricevuto mai ricompensa più bella per il nostro lavoro.

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