L'Italiano in Europa, nuove disattenzioni, rinnovate proteste
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(LC, 20 Lug 2010) - Proteste in tutta l'area italofona per l'annunciata decisione del Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso per limitare a inglese, francese e tedesco le lingue con valore legale nelle procedure di concessione di brevetto europeo. La Comunità radiotelevisiva italofona, in particolare, ha reagito negativamente, sottolineando il contributo dell'italiano alla cultura europea.
I commenti della Società "Dante Alighieri" e di "Italradio".


Remigio Ratti e Loredana Cornero, Presidente e Segretaria Generale della Comunità Radiotelevisiva Italofona, scrivono che la proposta "non tiene conto in alcun modo del grande contributo italiano alla costruzione dell’Unione europea, alla formazione della sua identità culturale e della sua coscienza europea". La Comunità Radiotelevisiva Italofona segnala un nuovo tentativo di tralasciare la lingua italiana nel lavoro delle istituzioni comunitarie a danno "di tutti gli italofoni, anche di nazionalità diversa da quella italiana".
Analoga presa di posizione della Società Dante Alighieri che "schierandosi al fianco del Governo italiano" chiede "provvedimenti ancora più imponenti di quelli adottati nel 2005, quando lo stesso Barroso propose di escludere la nostra lingua dalle traduzioni delle conferenze stampa. In quell’occasione furono centinaia le lettere di protesta giunte dai Comitati della “Dante” presenti in ogni angolo del mondo".

Sebbene il brevetto della radio sia stato depositato da Marconi in Inghilterra e quindi redatto in inglese, va sottolineato il significativo contributo anche linguistico dell'italiano al lessico radiofonico. Dalla parola stessa "radio" alla "antenna" sono numerose le parole introdotte dalla radiofonia italiana nel vocabolario.
In una dichiarazione al nostro portale il presidente onorario di Italradio Nader Javaheri ha ricordato che all'affermazione della lingua italiana deve tuttavia "contribuire una vasta programmazione internazionale nella nostra lingua che dovrebbe ripartire proprio dai Paesi madrelingua ripristinandone i servizi internazionali in onde corte, medie e con ogni mezzo sull'esempio di altri Paesi che non hanno rinunciato alla diffusione per l'estero".

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